NEWSLETTER FEBBRAIO 2020

Burkina Faso, la “terra degli uomini integri”, come volle chiamarsi all’epoca della sua indipendenza. Un paese a lungo immune o toccato solo marginalmente dai conflitti che investono l’area del Sahel, laico e multiconfessionale, con una lunga tradizione di convivenza pacifica tra le etnie e i gruppi religiosi presenti al suo interno. Un Paese accogliente, che ospita una vasta comunità internazionale, tra cui molti italiani, e molte organizzazioni impegnate in progetti di cooperazione allo sviluppo. Questa descrizione, ancora sostanzialmente valida un anno fa, è oggi messa drammaticamente in discussione dall’aumento della violenza e delle violazioni dei diritti umani che hanno trasformato il Burkina Faso in un Paese in emergenza. Nel Global Humanitarian Overview, il documento di Ocha, che fissa i bisogni umanitari per il 2020, il Burkina Faso scala posizioni con una richiesta di fondi in crescita del 58%, una stima di 2,2 milioni di persone bisognose di aiuti e di 500mila sfollati, cinque volte in più dell’anno precedente. A pagare le conseguenze di questa situazione, insieme alle persone costrette ad abbandonare le proprie case o, all’opposto, impossibilitate ad allontanarsi da situazioni di pericolo, sono i servizi fondamentali: scuole e strutture sanitarie. Il sistema educativo, preso di mira come simbolo di “occidentalizzazione”, ha pagato un prezzo altissimo: 1455 scuole hanno chiuso nel 2019, impedendo a oltre 300mila bambini di proseguire gli studi. Un’intera generazione a rischio di analfabetismo. In ambito sanitario oltre 600mila sono le persone che hanno visto ridursi la possibilità di accedere ai servizi sanitari, con 57 strutture chiuse e 66 che lavorano al minimo della loro capacità.  

Nel corso del 2019, per la prima volta in più di 25 anni, Cesvium ha dovuto rinunciare ai viaggi in Burkina Faso, l'ultimo è stato fatto nel dicembre 2018 dopodiché il susseguirsi di attacchi, soprattutto nel Nord del Paese, ha impedito ai volontari ed ai cooperanti di recarsi in loco per il monitoraggio delle attività. Fortunatamente il rapporto di collaborazione e fiducia creato negli anni con i rappresentanti locali, permette all’associazione di seguire tramite scambi quotidiani di report descrittivi, foto e messaggi, tutto l’andamento dei progetti in corso in tempo reale.  Per il momento il comune di Nagbingou, dove Cesvium lavora da molti anni, non ha subito attacchi, ma le scuole e i Centri Sanitari (CSPS) sono stati chiusi a causa di attacchi avvenuti in un comune vicino. Da una decina di giorni i CSPS hanno ripreso a funzionare. Il villaggio di Kouini che ospita la sede dell’associazione, ha ricevuto più di 300 rifugiati che sono stati ben accolti e in alcuni casi ospitati dalla popolazione e per i quali Cesvium si è attivata fornendo aiuti. Anche i Ministeri e le Autorità Locali del Burkina Faso con cui l’associazione collabora da molto tempo, si trovano in seria difficoltà a svolgere il loro lavoro, soprattutto nel Nord a causa della scarsità di risorse di cui dispongono. Grazie al sostegno dei nostri soci e ai contributi ricevuti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e dall'OttoXmille della Chiesa Valdese, nel 2019 sono stati realizzati due importanti progetti innovativi per la comunità: l’Agroforestazione per la lotta alla desertificazione e la creazione di orti con pozzi tradizionali. Questi due progetti hanno coinvolto molti contadini della zona che hanno ricevuto una formazione ed hanno avuto un ruolo fondamentale nella realizzazione delle attività, diventandone anche i primi beneficiari. Nel 2020 si prevedono attività che andranno a consolidare quanto fatto fino ad oggi e garantirne il prosieguo. 

  

Cesvium ha investito molto nel settore agricolo, essendo questo, meno a rischio degli altri e allo stesso tempo altrettanto fondamentale in quanto sta alla base della vita e dell’economia locale. Le tecniche innovative promosse da questi progetti hanno come obiettivo la Lotta alla desertificazione e mirano al miglioramento del suolo e, con il tempo, al miglioramento e alla diversificazione dell’alimentazione dell’intera comunità (che attualmente si basa al 90% sul miglio). Per questo motivo, ora che sono stati raggiunti i primi risultati, è importante non abbandonare quanto fatto fino ad oggi. Si intende, infatti, continuare ad accompagnare le attività di manutenzione e produzione dei siti incentivando i contadini coinvolti nella realizzazione e fornendo tutto il materiale necessario per continuare a raccogliere i frutti di questo percorso.

 

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