la malnutrizione

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di Martina Barsotti

Una delle malattie che più di frequente si incontrano durante i primi approcci nei villaggi della savana, quasi sempre a monocoltura e con pochissimi mezzi per attuare  la diversificazione alimentare, è la malnutrizione.

Per malnutrizione si intende una sindrome da carenza causata dall'inadeguata assunzione di sostanze macronutrienti (proteine, lipidi, carboidrati), cui inevitabilmente si associa una ridotta assunzione anche di micronutrienti (vitamine, minerali…).

A seconda del rapporto tra fonti energetiche  proteiche e non proteiche si distinguono 3 forme:

  • Atrofica (sottile e disidratata) : Marasma
  • Umida (edematosa, tumefatta) : Kwashiorkor
  • Forma combinata: Kwashiorkor marasmico

Il marasma è la forma più comune a livello mondiale, si sviluppa per quasi completo digiuno (per mancanza o interruzione precoce dell'allattamento al seno) con conseguente carenza proteica e non proteica che porta a perdita della massa muscolare e del grasso corporeo .

Kwashiorkor è una parola che origina da una delle lingue del Ghana e significa “uno che è stato spiazzato fisicamente”: il primo figlio sviluppa la malattia quando nasce il secondo che lo sostituisce al seno materno.  Il primo bambino inizia un’alimentazione con pappa di avena (alimenti tipici delle aree rurali dell’Africa) –povera di sostanze nutritizie- e non riesce più a crescere. Il deficit proteico è maggiore del deficit energetico (alimenti ricchi in amido, per esempio patate dolci, banane, igname, cassava) e si sviluppa un edema.

Nelle forme di malnutrizione si assiste quasi inevitabilmente allo sviluppo di una immunodeficienza conseguente alla malnutrizione stessa. Le diverse infezioni che si possono sviluppare (polmoniti, otiti, diarree, fino alla sepsi…) potrebbero essere risolte con una terapia nutrizionale, impresa di non facile realizzazione a quelle latitudini!

Nella foto, la battitura del miglio, a volte l'unica risorsa disponibile. Fra i nostri compiti, anche quello di riuscire a diversificare la produzione agricola.

la malaria

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di Martina Barsotti

Il termine deriva dalla parola medievale “mal-aria” per la convinzione che la malattia derivasse dalle cattive esalazioni provenienti dall’acqua stagnante di zone malsane, paludose (di qui anche il termine paludismo) che, una volta respirate, provocavano una febbre spesso letale.
La prima descrizione del quadro clinico risale a Ippocrate (Epidemie e Aforismi).   La malaria è provocata da un parassita (Plasmodium) inoculato nel sangue dell’Uomo attraverso la puntura di zanzare infette.
Queste zanzare sono presenti in Africa, Asia, America Centrale e Meridionale, e la loro attività varia a seconda del periodo dell’anno (maggiore durante la stagione umida) , del momento della giornata (sono più attive dal tramonto all’alba) e della zona visitata (più presenti nelle zone rurali rispetto alle città). 
Il periodo di incubazione (tempo intercorso tra la puntura e la comparsa dei sintomi) è di almeno una settimana ma può superare i 3 mesi: se dovesse comparire febbre, dolore addominale, diarrea o cefalea di ritorno da un viaggio in una zona dove la malattia è endemica, dovremo riferirlo al nostro medico di fiducia che prescriverà esami ematici per escludere la febbre malarica.
In Africa si verificano ogni anno circa 1 milione di decessi per malaria (la maggior parte sono bambini di età inferiore a 5 anni,) l’80 % di questi avviene nell’Africa Sub-Sahariana a causa della abbondante piovosità di certe zone in alcuni periodi, dell’umidità e della temperatura che difficilmente scende al di sotto dei 18°C.
Inoltre l’incontrollato progresso socio-economico ha condotto a trasformazioni ambientali (irrigazione di zone aride, costruzione di dighe…) che hanno portato un terreno fertile per la sopravvivenza e la riproduzione delle zanzare. 
Se si desidera pianificare un viaggio in una zona dove la malaria è endemica, è necessario consultare il proprio medico o il centro di medicina dei viaggiatori per effettuare la giusta profilassi farmacologica (clorochina, meflochina, atovaquone-proguanil, doxiciclina… a seconda della zona visitata, del periodo dell’anno e della durata del viaggio, nonché delle condizioni del viaggiatore).
Per donne in gravidanza e bambini è sconsigliato il viaggio in Paesi dove il rischio di contrarre la malattia è alto e dove esiste resistenza farmacologica.  Il viaggiatore non deve mai dimenticare di mettere in atto una giusta profilassi non farmacologica: vestirsi con abiti di colore chiaro che coprano la maggior parte della cute, utilizzare lozioni repellenti sulla pelle34, rimboccare le zanzariere al di sotto del materasso, assicurarsi che queste non presentino buchi e spruzzarle con pesticidi, usare l’aria condizionata, tenere porte e finestre chiuse o dotarle di zanzariere.

 

Il Nobel per la Medicina

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di Martina Barsotti

Il premio Nobel 2015 per la medicina ricorda a tutti che oltre le colonne d’ercole il mondo continua, che esistono malattie neglette e dimenticate, che alle nostre latitudini si leggono solo sui libri di medicina, ma che provocano nei paesi in via di sviluppo milioni di morti ogni anno, che anche contro di esse si può studiare, lavorare e trovare una cura.

Da una parte la cecità fluviale (oncocercosi) e la filiariosi ( vedi nostri articoli )  dall’altra la malaria: malattie endemiche in Paesi in via di sviluppo (America centro-meridionale, Africa sub-sahariana, Sud-est asiatico).

Il Nobel 2015 è andato a 3 medici ricercatori che hanno donato le loro conoscenze alla lotta contro le malattie della povertà: Satoshi Omura (Giappone) e William C. Campbell (Irlanada) per la scoperta di una nuova terapia contro le infezioni da parassiti intestinali; Youyou Tu (Cina) per la scoperta che il principio attivo di un’erba, l’Artemisia annua, dopo fasi di purificazione, è in grado di curare la malaria; evidenza già sostenuta da testi di medicina cinese tradizionale vecchi oltre 1600 anni.    Per Medici senza frontiere «il Nobel di quest’anno ha un grande valore simbolico. L’aspetto più bello è che segna un’inversione di tendenza: c’è finalmente la consapevolezza che la ricerca a vantaggio dei Paesi in via di sviluppo deve essere valorizzata», ha detto Stella Egidi, responsabile medico dell’organizzazio

 

 

Oncocercosi

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Oncocercosi o Cecità dei fiumi di Martina Barsotti

 L'oncocercosi (detta anche cecità fluviale) è una malattia infettiva causata dall’infestazione da parte di un nematode filariforme, Onchoicerca volvolus , trasmesso attraverso la puntura di un piccolo moscerino(appartenente al genere (Simulium)  le cui larve sono in grado di svilupparsi solamente in acqua corrente (fiumi, torrenti).    Con la puntura la mosca rilascia nel circolo sanguigno le larve del parassita che migrano sottocute (tessuto sottocutaneo) o nei gangli linfatici dove maturano formando dei noduli fibrosi. Una volta maturi i vermi assumono dimensioni ragguardevoli (urlerei all’orrore!): le femmine sono lunghe fino a 50 cm, mentre i maschi molto meno, raggiungendo i 30 mm di lunghezza e 0.13 mm di diametro. La femmina matura rilascia le uova dalle quali nascono microfiliarie che migrano nella cute (causando forte prurito e lesioni della pelle) dove rimangono ad attendere la puntura di un nuovo insetto che in tal modo a sua volta si infetta (e il ciclo continua!). Oltre ad invadere la cute le microfilarie possono raggiungere gli occhi portando a gravi disturbi della vista fino alla cecità. Secondo l'OMS (2007) tale malattia ha reso cieche oltre 3 milioni di persone nel mondo, anche se le campagne per debellarla stanno dando buoni risultati; comunque, tuttora è considerata la seconda causa di cecità tra le patologie di natura infettiva (dopo il tracoma) . Come nella maggior parte delle malattie il passo più importante per debellare l’oncocercosi è la sua prevenzione! Al momento in assenza di farmaci utilizzabili per la profilassi, dobbiamo impegnarci in una lotta al vettore (moscerino), tramite l’utilizzo di insetticidi.  Nelle aree ad alto rischio si dovrebbe utilizzare un farmaco antiparassitario (ivermectina almeno 1 volta/anno per 10-15 anni, sec OMS) con lo scopo di diminuire la morbidità della malattia e di bloccare il ciclo vitale dei parassiti.   Nel 1974 venne lanciato il programma OCP ( Onchocerciasis Control Program ) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità in collaborazione con tre agenzie dell’ Organizzazione delle Nazione Unite (ONU): la Banca Mondiale, la FAO e il Programma mondiale delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. Il progetto coinvolse 11 nazioni ( Benin, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Ghana, Guinea Bissau, Guinea, Mali, Niger, Senegal, Sierra Leone, Togo). Inizialmente  con lo scopo di uccidere le larve venne deciso di spruzzare insetticidi da elicotteri sui fiumi, successivamente, nel 1987, si iniziò a usare, da sola o in parallelo, anche l’ivermectina. Il programma riuscì a eliminare la trasmissione della malattia in tutti i paesi coinvolti, tranne in Sierra Leone a causa della guerra civile, e venne chiuso nel dicembre del 2002.   Varie organizzazioni non governative nel lanciarono  l’APOC (African Program for Oncherciasis Control ) con lo scopo di far pervenire il trattamento con ivermectina nei paesi che non ne avevano beneficiato negli anni precedenti. Il programma coinvolge 19 paesi, diverse organizzazioni non governative, il settore privato, vari paesi donatori e agenzie ONU. Fino al 2003 sono state trattati 34 milioni di persone in 16 paesi. Il fine ultimo del programma è il trattamento di 90 milioni di persone nei 19 paesi.   La quota di persone interessate dalla malattia, nonostante l’adozione di piani specifici, resta alta con circa 17,7 milioni di infestati e con un' incidenza di circa 40 mila casi all'anno. La malattia è presente soprattutto in Africa, in 28 paesi, sia in zone forestali che della savana, e in sei nazioni dell’America Latina e nello Yemen. Si ritiene che di tutti gli infetti 500 mila persone presentano un interessamento oculare e 270 mila di costoro sarebbero ciechi.L’oncocercosi presenta, inoltre, un forte impatto economico in quanto la paura della cecità ha spinto molte persone ad abbandonare molte zone fluviali fertili, specie nella savana dell’Africa occidentale, creando così un ostacolo al progresso socio-economico di queste aree.

 

 

 

strutture sanitarie

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La nuova direttrice regionale del l'OMS per l'Africa dott.ssa Matshidiso R.Moeti ha effettuato una visita di cortesia e di lavoro a Ouagodougou incontrando nel corso del suo soggiorno le autorità politiche amministrative del paese tra cui il Ministro della cooperazione, il ministro della sanità il primo ministro ed il Presidente .
Nel corso degli incontri si è complimentata a nome dell'OMS per i numerosi progressi compiuti nella sanità come l'eradicazione del verme di Guinea(detto anche dracunculiasi:vedi nostro sito web) , l'eliminazione del tetano neonatale, l'assenza di casi di poliomielite e meningite di tipo A dopo le campagne di vaccinzaioni, il tasso piuttosto basso di virus HIV.
Ha sottolineato anche che restano da fare molti sforzi nella lotta al paludismo,che resta il problema numero uno della sanità del Burkina Faso, cosi come per la mortalità materna, neonatale ed infantile che resta ancora elevata.
E' venuta anche a riferire che nel 2016 chiuderà il progetto OMS denominato APOC (programma africano per la lotta contro l'Oncocercosi) che ha dato notevoli risultati.
Le autorità locali hanno sottolineato come il programma che ha portato all'eradicazione dell'oncocercosi ( una malattia parassitaria che provoca cecità:vedi nostro sito web)  e che è intimamente legato alla storia del Burkina Faso ha permesso il nuovo ripopolamento delle valli dei fiumi Volta liberati dalla malattia.Si sono detti fermamente convinti a proseguire i programmi messi in piedi dall'APOC.
Successivamente in un incontro con i media la dott.ssa M.R.Moeti  ha affermato che le sue priorità come direttrice regionale dell'OMS oltre alla lotta contro l'Ebola sono il rafforzamento dei sistemi sanitari attraverso la copertura sanitaria universale e le assicurazioni sanitarie,una miglire gestione delle risorse umane,un aumento delle risorse finanziarie disponibili ed uno sforzo alla promozione della salute affinché i cittadini divengano i primi attori della loro salute. 
Nella foto, il nostro presidio ospedaliero a Kouini
 
 

La diarrea del viaggiatore

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Dr Martina Barsotti

Quello con la diarrea del viaggiatore (travelers’ diarrhea, TD) è un brutto incontro che spesso fanno i viaggiatori che si recano in Africa: ne vengono colpite più di un terzo delle persone che viaggiano per lavoro o per turismo nell' Africa Sub Sahariana.  Nell’80% dei casi è causata da batteri, ed in particolar modo da Escherichia coli enterotossica. Ma possono essere implicati anche parassiti (Giardia intestinalis, Cryptosporidium parvum, Entamoeba histolytica) o virus (rotavirus, norovirus).   Il rischio maggiore è per i bambini: è più facile che portino le mani alla bocca più volte senza averle lavate e d è più facile che una diarrea si complichi con una disidratazione.  Per le persone che  viaggiano con figli piccoli si consiglia pertanto di portare con sé le Soluzioni Reidratanti Orali per integrare le perdite di glucosio ed elettroliti conseguenti alla diarrea. Ad ogni modo se la diarrea è abbondante e continua è indicato un controllo medico al centro sanitario più vicino. Per gli anziani vale la stessa regola appena descritta per i bambini.  L'infezione è di solito conseguenza del consumo di alimenti (inclusa l'acqua) contaminati da materiale fecale infetto; alcune volte può essere conseguenza della penetrazione dell'agente infettante attraverso lesioni della pelle durante un bagno in acque contaminate.  

La prevenzione, l'aspetto più importante.

La principale regola di igiene alimentare è: “BOLLILA, CUOCILA, SBUCCIALA O LASCIALA PERDERE!”

Si raccomanda di bere solo da bottiglie sigillate o di bollire l'acqua se si dubita della sua sicurezza, misura sufficiente per uccidere la maggior parte degli agenti patogeni.  Come già accennato sopra, ricordo che è sempre bene accertarsi anche della sicurezza delle acque di balneazione evitando il bagno in piscine con acqua non adeguatamente clorata o in fiumi o tratti di mare che possono essere contaminati da scarichi fognari.  

 

SICURI

Probabilmente sicuri

NON SICURI

CIBI

Cibi ben cotti e preparati da poco (l’interno dei cibi deve essere cotto a 70° per uccidere microorganismi o parassiti e dopo la cottura deve essere mantenuto a T < 10°)

Frutta sbucciata

Prodotti industriali / confezionati

Cibi “asciutti” come pane.

Verdure lavate

Frutti di mare crudi / poco cotti

Insalate

Condimenti non cotti

Hamburger

Frutta con la buccia

Dessert freddi

Formaggi freschi

 

BEVANDE

Acqua bollita

Acqua iodata o clorata

Latte irradiato

Bibite gassate

Spremute di agrumi appena preparate

Ghiaccio industriale confezionato

Acqua in bottiglie sigillate

Acqua di rubinetto

Cubetti di ghiaccio

PRATICHE ALIMENTARI

Cottura dei cibi

Consumazione dei pasti in ristoranti raccomandati

 

Consumo di cibi da venditori ambulanti

Consumo di cibi da buffet a T ambiente

 I farmaci che i viaggiatori possono portare con sé sono numerosi ed esulano da questo breve articolo: prima della partenza ogni viaggiatore dovrà parlare con il proprio medico di fiducia; mi limiterò a sottolineare l’importanza delle soluzioni reidratanti orali per i bambini e dei probiotici per adulti ed anziani.  Questi ultimi (es. Lactobacillus rhamnosus GG) sono in grado di potenziare le difese immunitarie e di ripristinare la normale composizione della popolazione batterica intestinale.  È consigliata l’assunzione prima e durante il viaggio “a rischio” per favorire il mantenimento del normale equilibrio intestinale e ridurre il rischio di diarrea. Sottolineo comunque il fatto che l’assunzione di fermenti lattici non deve indurre a un calo dell’attenzione riguardo alla scelta di cibi e bevande!  Per quanto riguarda i bambini, la soluzione reidratante orale contiene 90 mmol/l di sodio, 20 mmol/l di potassio, 80 mmol/l di cloruro, 30 mmol/l di bicarbonato e 111 mmol/l di glucosio.

Alcuni esempi di soluzioni reidratanti orali in commercio (conformi alle raccomandazioni ESPGHAN)

  • COMBIFLOR bustine DICODRAL 60 bustine
  • IDRAVITA liquido/bustine PREREID liquido/bustine
  • REIDRAX EG bust REUFLOR liq/bust
  • REUTERIN IDRO bust SODIORAL bust 

Se la soluzione reidratante orale non è disponibile (mio consiglio è comunque quello di portare sempre con sé qualche bustina durante un viaggio in africa con bambini piccoli), una soluzione zucchero/sale di composizione simile può essere preparata aggiungendo 1 L di acqua a 15 ml (1 cucchiaio da tavola) di zucchero e 2 ml di sale (1/2 cucchiaino da tè).  Benché la soluzione zucchero/sale sia meno efficace della soluzione reidratante orale, essa è solitamente adeguata per la terapia della diarrea. 

  • Non sono idonee ad una corretta reidratazione :
  • Acqua pura
  • Acqua zuccherata
  • Altre bevande zuccherate
  • Succhi di frutta
  • Bibite (coca cola®, pepsi®, gatorade®…) 
  • Ci sentiamo al prossimo articolo per la prevenzione delle punture di zanzara!
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Dracunculiasi…. Che nome!!!

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di Martina Barsotti

I poster della sala d'aspetto dell'ambulatorio di Kuoini danno il benvenuto ai pazienti in fila per ricevere la visita o i farmaci di cui hanno necessità ed allo stesso momento cercano di catturare l’attenzione su quello che fu un grande problema per l’Africa sub-sahariana.

No, non si tratta di malaria! Per questa parassitosi avrei purtroppo dovuto utilizzare il verbo al presente. Parlo invece del Verme di Guinea, scientificamente meglio conosciuto comeDracunculus medinensis , un endoparassita responsabile della malattia – dracunculiasi -  in Africa S-S., America Meridionale, Medio Oriente, India e Pakistan.


"Lo schiavo che non prende la decisione di lottare per liberarsi merita completamente le sue catene" T. Sankara

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